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In questa pagina saranno postati gli articoli su argomenti di maggior interesse e la soluzione di casi particolari (rispettando rigorosamente la privacy) in sede di elaborazione della nuova dichiarazione dei redditi. Le domande devono essere fatte utilizzando la pagina di contatto riservata

Oggi, 06 aprile 2013 parliamo di:

RESIDENZA FISCALE

L’abituale e volontaria dimora di un soggetto in un determinato luogo.

Al fine di individuare il corretto trattamento tributario applicabile ai redditi di un contribuente che si trasferisce all’estero, è importante stabilire se l’interessato, per effetto del trasferimento, risulti fiscalmente residente in Italia ovvero all’estero. Le imposte sui redditi, infatti, si applicano sia ai residenti che ai non residenti, ma labase imponibile per le due categorie di contribuenti è diversa.

La differenza tra residenti e non residenti ai fini Irpef

Con riferimento all’imposizione diretta, l’imposta sul reddito delle persone fisiche si applica sul reddito complessivo del soggetto, composto:
– per i residenti, da tutti i redditi posseduti (in Italia e all’estero).

– per i non residenti, soltanto dai redditi prodotti nel territorio dello Stato, secondo il principio della territorialità.
E’ evidente, quindi, quanto sia importante stabilire se il soggetto risieda o meno in Italia. Nel primo caso, infatti, salvo le eccezioni stabilite dalle Convezioni bilaterali, sul reddito che produce all’estero, egli dovrà pagare le imposte, oltre che nel Paese estero, anche in Italia. Nel secondo caso, invece, pagherà le imposte in Italia soltanto sui redditi qui prodotti.
Quando un soggetto è residente in Italia
Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta (cioè 183 o 184 giorni, a seconda che l’anno sia o meno bisestile) siano in possesso di uno dei seguenti requisiti:
– iscrizione alle liste anagrafiche della popolazione residente;
– domicilio nel territorio dello Stato ovvero il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (articolo 43 del codice civile);
– residenza nel territorio dello Stato ovvero il luogo in cui la persona dimora abitualmente (articolo 43 del codice civile)

La nozione di domicilio

Per quanto riguarda il domicilio, si evidenzia che per la definizione di tale concetto è necessario fare riferimento a un elemento oggettivo, quale è la concentrazione degli affari e interessi, nonché a un elemento soggettivo, quale è l’intenzione di operare tale concentrazione in quel determinato luogo, manifestata espressamente, ovvero desumibile dallo stesso comportamento della persona secondo una comune valutazione sociale. Inoltre è bene precisare che i termini “affari e interessi” non devono essere intesi esclusivamente in senso economico, ma devono fare riferimento anche alle relazioni familiari e sociali.

I requisiti della residenza

Infine, con riferimento alla definizione della residenza, si segnala che tale concetto è determinato dall’abituale e volontaria dimora di un soggetto in un determinato luogo. Pertanto, anche ai fini della determinazione della residenza, è necessario riferirsi all’elemento oggettivo della permanenza in un luogo nonché a un ulteriore elemento soggettivo relativo all’intenzione soggettiva di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento di normali relazioni sociali dell’individuo. In ogni caso appare opportuno evidenziare come i predetti requisiti citati siano tra loro alternativi e non concorrenti, nel senso che è sufficiente il verificarsi di una sola delle condizioni per dar luogo alla residenza fiscale in Italia del soggetto. I cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato hanno l’onere di provare l’effettiva residenza nel Paese a regime fiscale privilegiato.

 

Oggi, 06 aprile 2013, parliamo di:

IMMOBILI POSSEDUTI ALL’ESTERO: IVIE

La Legge n. 214/11 (manovra salva Italia) ha istituito dal periodo di imposta 2011, un’imposta sul valore degli immobili, sia terreni che fabbricati, detenuti all’estero, a qualsiasi uso destinati dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.

L’imposta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, è dovuta per gli immobili detenuti a titolo di proprietà o di altro diritto reale, e in proporzione alla quota di titolarità dei predetti diritti, rapportata ai mesi dell’anno nei quali si è protratta. In tal caso il mese durante il quale il diritto si è protratto per almeno 15 gg è calcolato per intero. L’imposta allo 0,76% non è dovuta quando l’importo dell’imposta così calcolata non superi complessivamente le 200 euro.

Base imponibile imposta immobili all’estero

Il valore della base imponibile su cui calcolare l’imposta è costituito dal costo risultante dall’atto di acquisto. In mancanza di questo si utilizza il valore di mercato rilevabile al termine di ogni anno solare nel luogo in cui  situato l’immobile.

Per gli immobili che vengono acquisiti per successione o donazione, il valore in tal caso è quello dichiarato nella dichiarazione di successione o nell’atto registrato, o, in mancanza, si tiene conto del costo di acquisto sostenuto dal de cuius o dal donante risultante dalla relativa documentazione.

Per gli immobili che si trovano in Paesi appartenenti all’UE o in Paesi aderenti allo SEE, (Spazio economico europeo) che garantiscono un adeguato scambio di informazioni e quindi hanno stipulato delle convenzioni con l’Italia, il valore di riferimento per individuare la base imponibile, è quello catastale, così come determinato e rivalutato nel Paese in cui l’immobile è situato, assunto a base per determinare imposte reddituali o patrimoniali. Tale criterio trova applicazione anche quando gli immobili sono pervenuti per successione o donazione.

Lavoro oltreconfine con residenza fiscale in Italia

I soggetti che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale, e per le persone fisiche che lavorano all’estero  presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, la residenza fiscale in Italia è determinata non in base ai criteri ordinari ma in base ad accordi internazionali ratificati. In tal caso, l’imposta sugli immobili detenuti all’estero  si applica nella misura ridotta dello 0,4% per l’immobile adibito ad abitazione principale e per le relative pertinenze. L’aliquota ridotta in tal caso permane fino che il lavoratore presta la propria attività all’estero e viene meno al suo rientro in Italia. A decorrere dal periodo di imposta in cui però tale lavoratore acquisirà la residenza in Italia, tornerà ad applicarsi l’aliquota nella misura piena dello 0,76%. Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze si detrae, fino a concorrenza del suo ammontare, la somma di 200 euro rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione. Se l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta, in proporzione alla quota per la quale la destinazione medesima si  verifica, a ciascuno dei soggetti passivi la cui residenza fiscale in Italia, sia determinata sulla base degli accordi internazionali ratificati e non sulla base dei criteri ordinari del Tuir. Per gli anni 2012 e 2013, la detrazione è maggiorata di 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni, a patto che dimori abitualmente e risieda anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione non deve però sforare l’importo massimo di 400 euro.

Quadro RM Sezione XVI di Unico/PF

Il valore degli immobili situati all’estero deve essere dichiarato inoltre compilando la sezione XVI del Quadro RM dell’Unico Persone fisiche, indicando il controvalore in euro degli importi in valuta. Inoltre il contribuente interessato deve versare l’imposta entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi che derivano dalle denunce dei redditi relative al periodo di imposta di riferimento, a decorrere dal 2011 e non sono dovuti acconti. Nel provvedimento si precisa anche che è possibile rateizzare l’imposta.

Andrà presentato il quadro RW per indicare gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria, detenuti al 31 dicembre dell’anno precedente, nonché i trasferimenti effettuati, nel corso dell’anno precedente, per un importo complessivo superiore a 10.000 euro

 

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ESEMPIO DI ABITAZIONE POSSEDUTA IN GERMANIA:

EINHEITSWERT (VALORE) x

HEBESATZ (RIVALUTAZIONE locale) x

0.76% = IVIE

IVIE – GRUNDSTEUER (TASSA FONDIARIA TEDESCA) = DIFFERENZA DA PAGARE

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Riportiamo il pdf integrale della Circolare n.28/E con l’Elenco Paesi UE e SEE che indica le imposte patrimoniali detraibili per ogni singola Nazione.

 

 

Oggi, 24 marzo 2013, parliamo di:

INTERVENTI AGEVOLABILI PER I QUALI SPETTA LA DETRAZIONE D’IMPOSTA DEL 36% O 41% O 50%

Ai sensi dell’articolo 16-bis, TUIR, possono beneficiare della detrazione d’imposta gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 3, lettere a), b), c), d), D.P.R. n. 380/2001.

 Con riferimento alle:

 parti comuni degli edifici residenziali, sono agevolabili:

. INTERVENTI DI MANUTENZIONE ORDINARIA

. INTERVENTI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA

. INTERVENTI DI RESTAURO E DI RISANAMENTO  CONSERVATIVO

. INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

singole unità immobiliari, sono agevolabili:

. INTERVENTI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA

. INTERVENTI DI RESTAURO E DI RISANAMENTO CONSERVATIVO

. INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

 Sono inoltre detraibili anche le spese sostenute per le seguenti tipologie di interventi:

  •  opere finalizzate alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di        eventi calamitosi, ancorché non rientranti nelle prime due categorie sopra menzionate, semprechè sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • opere relative alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune; In tal caso, però, la detrazione spetta limitatamente alle spese sostenute per la realizzazione, sempre che le stesse risultino comprovate da apposita attestazione rilasciata dal venditore. Con Risoluzione n. 7/2011 l’Agenzia ha ammesso il riconoscimento della detrazione anche        nel caso in cui, in assenza di un preliminare registrato, il pagamento dei box risulti effettuato prima dell’atto di acquisto dal quale risulta la pertinenzialità dello stesso purché nel medesimo giorno;
  • opere finalizzate alla cablatura degli edifici;
  • opere finalizzate al contenimento dell’inquinamento acustico;
  • opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia;
  • opere finalizzate all’adozione di misure antisismiche, con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali;
  • ogni strumento, anche di natura tecnologica adatto a “favorire la mobilità interna ed esterna dell’abitazione per le persone portatrici di handicap” (ascensori e montacarichi);
  • misure finalizzate alla prevenzione di atti illeciti di terzi (es. furti) e per evitare infortuni domestici; 
  • interventi di bonifica dall’amianto.

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DOCUMENTAZIONE NECESSARIA SPESE PER LE QUALI SPETTA LA DETRAZIONE D’IMPOSTA DEL 36% O 41% O 50%

In seguito alle modifiche introdotte dal d.l.n.70/2011, per gli interventi edilizi e di costruzione/ristrutturazione di box o posti auto pertinenziali, iniziati dal 14/05/2011, il contribuente deve conservare ed esibire su richiesta degli uffici la seguente documentazione indicata nel Provvedimento Agenzia delle Entrate 02/11/2011:

-Abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Nel caso in cui la normativa edilizia non preveda alcun titolo abilitativo per la realizzazione di determinati interventi che la normativa fiscale ritiene detraibili, come chiarito anche nella circolare n. 19/2012, il contribuente è tenuto a redigere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, in cui attesti:

>la data di inizio lavori.

>il fatto che gli interventi di ristrutturazione edilizia rientrano tra quelli agevolabili, nonostante la normativa edilizia non richieda alcun titolo abilitativo.

-Domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti;

-Ricevuta del pagamento dell’IMU se dovuta;

-Delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori per gli interventi condominiali e tabella millesimale di ripartizione delle spese;

-In caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori;

-Comunicazione preventiva indicante la data di inizio lavori alla ASL, qualora la stessa sia obbligatoria, secondo le vigenti disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri;

-Fatture o ricevute fiscali che comprovano le spese sostenute (per le cessioni di beni/prestazioni di servizi rese da un privato che non ha partita Iva, le spese sostenute vanno provate con altro documento, ad esempio quietanza);

-Ricevuta dei bonifici bancari o postali (C.M.24/2004) a favore delle imprese che hanno eseguito i lavori, con indicazione dei seguenti dati:

>causale del versamento (art.16-bis, TUIR per le spese sostenute dal 01/01/2012;

>codice fiscale del contribuente avente diritto alla detrazione;

>partita Iva o cosice fiscale del soggetto beneficiario del bonifico stesso.

-Quietanze di pagamento delle spese il cui pagamento non doveva essere obbligatoriamente eseguito con bonifico (ad esempio, oneri di urbanizzazione, imposta di bollo, ecc..).

ATTENZIONE!

si ricorda che per gli interventi effettuati prima del 14/05/2011, era previsto l’obbligo di invio (e conservazione) della comunicazione di inizio lavori a Pescara.

Tuttavia, per gli interventi iniziati dal 01/01/2011 al 13/05/2011, in mancanza della comunicazione preventiva potevano essere indicati i dati catastali dell’immobile nella dichiarazione dei redditi 730/2012 o UnicoPF2012 (circolare Agenzia delle Entrate n.19/2012, punto1.1)

 

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