Marco Paolini

“Raccontare l’artificio, rifare con le parole i segni che hanno cambiato il paesaggio, ricostruire i passaggi attraverso cui si sono formati gli strati di umano, di antropico.
Il passaggio a un mondo digitale soppianta agilmente tutto ciò che era analogico. Il lavoro diventa più questione di nervi che di muscoli, ma l’umana fatica di metter mano alle cose per ripararle, mantenerle, restaurarne i danni del tempo non è sostituita in tutto da macchine intelligenti. Serve occhio, attenzione e senso. Tutto questo non si impara dal futuro ma dalla trasmissione dell’esperienza.
Narrare storie è un lavoro fondato sull’esperienza, l’oralità è quanto di più vicino alla manualità. Quando sembra tramontare sconfitta dalla comunicazione mass-mediatica risorge come opera d’arte nel teatro e la sua forza stupisce e commuove.
Credo che il lavoro manuale contenga elementi di nobiltà che trascendono il suo valore economico e produttivo. C’è una sapienza nei gesti e nell’economia dei gesti che sono eredità da non disperdere nel passaggio tra generazioni.
Sono partito da “Leaves of Grass” di Walt Whitman e ho immaginato un covone con il palo in mezzo davanti al quale narrare storie dedicate al secondo principio della termodinamica.
Storie di invenzioni di utensili, di piccole imprese, di uomini di scienza e di uomini di fatica.
Ogni storia è fatta di parole da ordinare e mettere in fila per dargli una forma come nel covone.
Le storie messe in fila formeranno un sillabario: in ogni giornata in cui sarò presente alla mostra ne racconterò alcune, negli altri giorni sarà una registrazione ad accogliere i visitatori. Gradualmente l’accumulo delle storie formerà il sillabario.
Durante i mesi della Mostra, che coincide con il periodo della fienagione, andrò a inaugurare mete, covoni di fieno costruiti da gente che non li ha mai fatti prima, e che ha dovuto farsi aiutare da chi invece si ricorda ancora come si fanno. Questi mucchi di fieno in piedi saranno un impegno a prendersi cura di un paesaggio, un segno visibile di manutenzione e forse un’occasione di incontro.
A Venezia la meta avrà forma un po’ diversa, sarà una sfera, sarà un mappamondo di erba, tenuto insieme dagli utensili.
Mi piacerebbe far sapere ai visitatori che possono portarsi un ciuffo d’erba da casa, legato da un laccio dov’è scritta la provenienza e infilarlo tra il fieno già presente. Sarebbe allora davvero una mappa del mondo.
Vorrei dedicarlo a un vecchio e nobile contadino, si chiamava Alcide Cervi, classe 1875, aveva sette figli maschi a cui, per insegnare che il pezzo di terra che aravamo è solo una parte del tutto, e che a quel tutto apparteniamo, aveva fissato sul tappo del radiatore del trattore un piccolo mappamondo di latta.
C’è in quel gesto il senso di tutto ciò che voglio narrare, intorno al secondo principio della termodinamica e alla necessità di opporsi al degrado facendo della manutenzione una forma di resistenza.”                                           
Marco Paolini

Marco Paolini è attore, autore e regista. Dagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi, il Teatro Settimo di Torino, che inizia a raccontare storie: nascono gli “Album”, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni Sessanta ai giorni nostri.
Noto al grande pubblico per Il racconto del Vajont,si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica, Parlamento chimico, Il Sergente, Bhopal 2 dicembre ’84, U 238, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe, di treni e di viaggio, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio, al suo mutarsi e alla storia (come nel Milione).
Artigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui i recenti ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7).
Nel 1999 ha fondato Jolefilm, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il cinema e il documentario. Per maggiori informazioni: www.jolefilm.it

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